Parlare di vini del Monferrato significa entrare in un territorio che non si lascia raccontare in una sola bottiglia. Qui il vino è geografia, memoria, lavoro paziente. E, come due facce della stessa medaglia, passato e futuro si tengono insieme: da questa convivenza nasce una domanda semplice e decisiva. Come continuare a cercare qualità, senza consumare il domani?
Negli ultimi anni la sostenibilità è uscita dal recinto delle “buone intenzioni” ed è diventata un criterio concreto con cui leggere il vino: in vigna, in cantina, nell’energia, nell’acqua, persino nei materiali che accompagnano una bottiglia. In Monferrato questa trasformazione si legge direttamente nel paesaggio: dal 2014 Langhe-Roero e Monferrato sono riconosciuti dall’UNESCO, a testimonianza di un rapporto costruito nel tempo tra comunità e viticoltura.
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Che cosa si intende per “vino sostenibile”?
Un vino sostenibile nasce da pratiche che riducono l’impatto ambientale e tengono insieme tre dimensioni: ambiente, persone, economia. Non significa solo “meno chimica”: significa soprattutto gestione attenta del suolo, dell’acqua e dell’energia, cura del paesaggio e scelte coerenti lungo tutta la filiera, dalla vigna alla bottiglia. Per orientarsi, basta chiarire tre termini che spesso vengono usati come fossero sinonimi:
- Biologico: segue un regolamento e una certificazione (con limiti e divieti su prodotti e pratiche).
- Biodinamico: parte dal biologico e aggiunge un approccio agronomico specifico, con principi e pratiche proprie.
- Sostenibile: è un “ombrello” più ampio, che può includere il biologico e considera anche energia, emissioni, aspetti sociali e misurazione dell’impatto.
Perché sostenibilità e vini del Monferrato vanno di pari passo
Il Monferrato è fatto di colline, marne, alternanze di “terre” che cambiano nel giro di pochi metri. Questo rende i vini espressivi, ma chiede attenzione: l’erosione, la gestione dell’acqua, la tutela della fertilità del suolo non sono concetti astratti. Sono condizioni di base per continuare a far parlare il territorio nel bicchiere.
Vanto dei vini del Monferrato sta anche nella varietà: rossi di forte identità, con Barbera e Grignolino in primo piano, e bianchi come il Cortese, capaci di restituire sfumature diverse a seconda delle colline e delle esposizioni. È così che, in un contesto così articolato, la sostenibilità non è solamente una parola “in più”, ma diventa l’approccio che aiuta a proteggere ciò che rende questo territorio unico e riconoscibile, dalla vitalità dei suoli al paesaggio, fino ai vitigni che lo raccontano.
Come riconoscere un vino sostenibile quando scegli una bottiglia
Non esiste un solo segnale, ma alcuni indizi sono molto più affidabili di altri. Senza trasformare l’acquisto in un esame, si può osservare:
- la presenza di certificazioni o standard legati alla sostenibilità (ad esempio standard che valutano più pilastri e prevedono verifiche)
- indicazioni trasparenti su pratiche agronomiche (gestione del suolo, riduzione input, tutela biodiversità)
- scelte misurabili su energia e materiali (efficienza, rinnovabili, riciclabilità)
- progetti di monitoraggio e misurazione: quando si misura, si migliora davvero
La differenza, oggi, la fa la concretezza: meno slogan, più indicatori e azioni verificabili.
Biodiversità in vigna
Nei vigneti del Monferrato biodiversità significa molte cose: siepi e aree inerbite che frenano l’erosione, insetti, fiori e piante che bilanciano l’ecosistema e i terreni. In diverse aree viticole italiane stanno prendendo piede progetti di monitoraggio e tutela della biodiversità proprio perché aiutano a prendere decisioni più precise e meno invasive.
Esempio pratico, spesso citato anche in ambito divulgativo, è il ruolo degli impollinatori e degli insetti “sentinella” come indicatori di salute ambientale: quando l’ecosistema è in equilibrio, anche la resilienza della vigna tende a migliorare. Questa non è poesia: è agronomia applicata alla stabilità nel tempo.
Acqua ed energia: scelte che non si vedono, ma che fanno la differenza
Tra i temi con maggiore interesse di ricerca ci sono uso dell’acqua ed energia. Il vino, soprattutto in territori collinari, non “consuma” acqua solo in vigna: la utilizza anche in cantina (pulizie, processi) e nella logistica. La sostenibilità passa quindi da:
- riduzione degli sprechi e gestione più efficiente delle risorse idriche
- efficienza energetica delle strutture e, dove possibile, uso di fonti rinnovabili
Quando si parla di “vino green”, molte fonti descrivono proprio questa combinazione: suolo e acqua gestiti con responsabilità, energia usata meglio, filiera più consapevole.
Il paesaggio come patrimonio: sostenibilità e tutela culturale
Nel caso dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, il riconoscimento UNESCO valorizza il carattere di “paesaggio culturale” nato dall’interazione tra persone, lavoro e natura.
In questo quadro, la sostenibilità non riguarda solo emissioni e consumi: riguarda la capacità di mantenere vivo un territorio, evitare l’impoverimento dei suoli, proteggere la qualità del paesaggio che rende il Monferrato riconoscibile al primo sguardo.
